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sabato 20 luglio 2019

Interpretazione del disegno: la storia di Giorgio


Scopriamo la storia Giorgio, nome fittizio, attraverso il suo disegno, vedremo in questo post un’analisi sintetica, ma sufficiente a comprendere il  suo vissuto emotivo. L’approccio è basato sull’interpretazione a base grafologica e sulla metodologia e il protocollo che ho messo personalmente a punto nella mia carriera. La ricca simbologia espressa nel disegno consente ad un grafologo preparato di penetrare nel profondo e sfogliare la storia di vita della persona, mettendo in evidenza anche i potenziali. Le frasi in corsivo sono le parole dei genitori.

Ecco qualche informazione: Giorgio è un ragazzo di 12 anni, ha terminato con molta fatica la classe prima media, è figlio unico, la mamma lavora in un negozio di abbigliamento in un centro commerciale ed il padre ha un’attività come elettricista. I genitori mi chiedono consulenza preoccupati poiché il figlio tende ad avere degli scatti di rabbia, ad isolarsi, è taciturno, in casa: “sembra che non ci sia…passa molto tempo alla televisione oppure con il suo tablet…poi non gli si può dire niente, appena lo si riprende per qualcosa si arrabbia fino ad arrivare a spaccare qualcosa…”. Durante l’anno scolastico spesso si è rifiutato di andare a scuola, manifestando forti crisi d’ansia; alcuni pomeriggi quando i genitori sono fuori per lavoro Giorgio è affidato alla zia. I genitori non capiscono cosa stia accadendo perché Giorgio è un figlio: “coscienzioso, serio, posato, un ometto…”.

Vediamo il disegno di Giorgio (cliccate sulle immagini per ingrandirle).





Cominciamo con osservare che il disegno non viene colorato: questo esprime la tristezza di Giorgio, il quale sperimenta dei momenti di calo del tono umorale, espressi dal disegno che tende a discendere verso la destra del foglio. Il non colorare il disegno, lo sottolineo non esorime sempre tristezza o difficoltà emotive: bisogna sempre valutare il songolo caso e, soprattutto il contesto grafico. Ad esempio un disegno non colorato potrebbe dipendere da fattori di circostanza come ad esmepio il non avere a disposione tempo o matite colorate. In questo caso è stata una scelta del ragazzo il non colorare. Il tratto è incerto e tremolante, indicando un Io che accumula tensione e rabbia, che poi esplode in crisi di collera improvvisa, un senso di incompresione alla base del vissuto. Possiamo anche notare che gli oggetti rappresentati hanno un disordine nella spaziatura: alcuni di essi sono ravvicinati ed altri sono distanti lasciando dei vuoti, questo è in correlazione con i momenti di isolamento del ragazzo. Cosa sta accadendo a Giorgio? Cominciamo ad analizzare nel dettaglio la sua rappresentazione grafica. Seguendo la simbologia dello spazio grafico dividiamo il foglio in tre parti andando ad analizzare quali elementi si collocano a sinistra (che ricordo esprime le origini, i vissuti, il rapporto con la propria famiglia, ecc), nel centro (che esprime il qui ed ora) e a destra (che è in relazione al futuro, alle speranze, alla crescita).  







Iniziamo a valutare la parte sinistra, in relazione alle dinamiche del passato, al rapporto con i genitori, ali ricordi ed ai vissuti nei primi anni di vita.

Abbiamo due fiorellini, una casa con due alberi a lato (di cui uno attaccato al muro), un tronco con tre fiori, dell’erba spigolosa e dei sassi attorno al tronchetto fiorito.


Cominciano con osservare i due fiori: essi esprimono il rapporto di Giorgio con la mamma, simbolicamente attraverso essi, il ragazzo proietta un rapporto di dipendenza con il materno da cui si aspetta protezione, attenzione, accudimento, cure fisiche ed affettivo-emotive. Vi invito ad osservare come il secondo fiore nasce proprio dal primo, una sorta di cordone ombelicale.  I due fiori si guardano, osservateli sembrano un figlio in braccio alla mamma che si ossservano.

A sinistra abbiamo un primo albero: esso è inclinato verso la sinistra: esprimendo simbolicamente le dinamiche evolutive  e psichiche con la figura materna. L’albero rappresenta l’Io di Giorgio, essendo attratto e piegato sulla sinistra, si evidenzia un materno che non ha favorito l’autonomia durante la crescita, in questo caso perché il genitore è assente e poco attento ai bisogni emotivi. Giorgio chiede alla mamma, attraverso il suo disegno, di offrirgli la possibilità di crescere senza perdere attenzione, affetto e bisogno di calore. Se osservate i rami sono tre, come i componenti del nucleo familiare, il primo ramo in questo caso è la mamma, il secondo Giorgio ed il terzo il padre: il ragazzo si colloca al centro tra i due genitori, segno del bisogno di attenzione. Tendenzialmente più orientato alla ricerca del padre che vive però come distante (il ramo padre è staccato). Va osservato che tutti i rami sono appuntiti segno di sofferenza affettiva ed emotiva che il ragazzo vive soggettivamente, egli percepisce anche il rapporto della coppia genitoriale come sofferente e contraddistinto da distanza. La chioma dell’albero è discendente, cade verso il basso: si conferma un'altra volta che il paterno è distante, non sollecita il figlio all’autonomia e non lo sprona alla socializzazione, vive il padre come figura svilente (ciò come vedremo troverà molti elementi fautori a sostegno di questa ipotesi). L’erba in tutto il disegno è angolosa: Giorgio comunica che il terreno su cui vive è spigoloso, contraddistinto da ansia, timori, tensioni.
 



Osserviamo la casa: essa è sviluppata in verticale, esprimendo che all’interno di essa le figure genitoriali sono particolarmente razionali e normative, poco aperte alla comunicazione emotiva ed affettiva. Giorgio si sente schiacciato, infelice e incompreso. Questo viene confermato anche da elementi quali: finestre sbarrate e porta con lucchetto, Giorgio non ha vissuto la dimensione della socialità in maniera adeguata e questo lo ha portato ad isolarsi ed immergersi in un mondo fantastico come fuga da una realtà percepita come frustrante, ciò viene confermato dalla presenza di una finestra-soffitta (non presente nella casa reale), particolarmente ampia e orizzontale (in grafologia l'orizzontalità è segno del bisogno di comunicazione, di mettersi in relazione e di manifestazione di sé). Accanto alla casa abbiamo un secondo albero: è l’Io di Giorgio fuori dall’ambiente familiare (è inclinato sulla destra ed è al lato esterno della casa); osservate che mantiene le caratteristiche dell’albero a sinistra ma è più grande in altezza ed addossato al muro dell’abitazione. Questi elementi fanno ipotizzare che a Giorgio sia stato chiesto di crescere e porsi nel sociale come un ragazzino grande ed autonomo, senza che però ne abbia la reale capacità, l’addossamento esprime gli stati ansiogeni e il bisogno di percepire un supporto e rassicurazione dai genitori.






Osserviamo anche un tronchetto: esso porta tre fiorellini, che sono in relazione ai componenti della famiglia, ovvero la mamma, il papà e Giorgio. Con questa simbologia il ragazzo comunica che si sente “le gambe tagliate”, non si è sentito compreso, aiutato e stimolato nella sua crescita, ma appunto reciso. Giorgio ha bisogno di essere capito e compreso, ascoltato, aiutato a trovare se stesso, questo è rappresentato dai tre fiorellini che sbucano sbarazzini dal tronco reciso; il fiore a sinistra è il materno, quello a destra il paterno e il centrale e  in alto il ragazzo. Giorgio ha bisogno di sentirsi al centro dell’affetto dei suoi genitori ma allo stesso tempo di elevarsi, e di crescere, di sbocciare, proprio come il fiore rappresentato. Il tronco reciso, comunque è piuttosto alto, indicando il peso dell’educazione restrittiva, richiedente e normativa, ci sono punte di orgoglio. Potete anche osservare dei sassi posti sotto al tronchetto: sono disposti circolarmente come se Giorgio volesse proteggersi da questi vissuti.



Osserviamo la parte centrale, il qui e dora, che ci informa si come Giorgio si sente nella vita quotidiana, quali elementi abbiamo?
 
Un sole, una nuvola e uno scivolo (che tende a proiettarsi sulla destra), un fiore, dei sassi ed una farfalla. Sono elementi che ci aiutano a capire cosa prova Giorgio.






Osserviamo il sole: grande, squadrato, con raggi angolosi e il centro ovalizzato, ovvero sviluppato nella dimensione verticale. Cosa ci conferma? Una figura paterna autocentrata, dominatrice, i cui raggi non riscaldano ma sono come scosse elettriche (non a caso è un elettricista), sono saette. Il sole ha l’espressione del padre: austera, rigida, poco calorosa, individualista e normativa (il volto è ovalizzato e stirato nella dimensione verticale). Non a caso, viene posta una nuvola tra il sole e ciò che sta sotto: uno scivolo, una palla, uno scenario di divertimento. Giorgio evidenzia il suo desiderio di vivere un rapporto con il padre fatto di gioco, scambio, divertimento, gli sono mancati questi momenti. Vive il padre come particolarmente assente e autoritario, incapace di mostrare calore; la tristezza di Giorgio viene espressa appunto dalla nuvola. Abbiamo un fiore con una farfalla: il ragazzo esprime il bisogno di tenerezza nel rapporto con il paterno; abbiamo anche dei sassi a sinistra e a destra, sono i paletti che materno e paterno hanno posto allo sbocciare della personalità del ragazzo. Nella parte sinistra abbiamo tre sassi e a destra due: il materno probabilmente si ritrova a dover gestire maggiormente il figlio, ma lo fa con una certa tensione e nervosismo, risultando appunto un sasso.




Osserviamo ora la parte destra in relazione al futuro, alla crescita, alle speranze e bisogni di Giorgio.
Quali elementi abbiamo? Lo scivolo, una piscina, due gocce d’acqua, una figura umana e due uccellini.


Lo scivolo che si allunga sulla destra esprime il bisogno di Giorgio di vivere e diventare autonomo, in particolare di manifestare la sua natura allegra, estroversa e giocosa, non a caso ha scelto una piscina. Interessante la simbologia del numero due posta in questa scena: due sono le gocce d’acqua e due gli uccellini. Sia le due gocce che gli uccellini sono i genitori: Giorgio chiede ad essi di essere accettato, riconosciuto, di osservarlo felici mentre gioca e si diverte, mentre è se stesso. Le gocce sembrano giocare con la figura umana (che è il ragazzino), è questo che desidera per il suo futuro. L’omino ha le braccia alzate come segno e richiesta di aiuto, il collo (che è molto lungo)  e i polsi, se si osserva attentamente, sono chiusi da una linea (non vi sono vestiti disegnati) esprimendo come al ragazzo sia stato chiesto di essere più grande, razionale, autonomo e di non manifestare le proprie emozioni e la sua natura estroversa. Oggi è un ragazzo chiuso e isolato, ma questa è una sofferenza per lui, i momenti di isolamento gli generano una forte ansia e tristezza. La figura umana è inclinata a sinistra: Giorgio chiede di essere ascoltato dalle figure genitoriali, è un'imamgine che fa molta tenerezza.

In conclusione: Giorgio ha vissuto in un clima familiare razionale, normativo, distanziante che ha favorito insicurezza e generato ansia. Il materno, quando presente, non è stato in grado di trasmettere affetto e di stimolare la crescita identitaria del figlio. Il padre, percepito come individualista e normativo, non ha creato un rapporto con Giorgio, il quale ha sperimentato per questo sofferenza. Al bambino, divenuto poi ragazzo, è stato chiesto di essere serio, coscienzioso, inibendo la sua natura solare ed estroversa. 

E’ necessario che i genitori prendano consapevolezza delle potenzialità del figlio, delle sue speranze, dei bisogni e delle richieste implicite che si celano dietro a quell’aggressività, agli scoppi di collera, alla tristezza, alla forte ansia che non gli consente di vivere l’aspetto sociale con serenità, ai momenti di isolamento. Gli scoppi di collera sono in relazione alla sensazione di compressione sperimentata da Giorgio e al non diritto di poter essere se stesso e comunicare in modo autentico; l’ansia e l’insicurezza, quanto la tristezza e l’isolamento sono in relazione ad  un rapporto con i genitori che non ha consentito al ragazzo di sperimentarsi con il fuori di sé, vivere la sua età, le relazioni con le figure primarie non hanno contemplato momenti di condivisione e di divertimento.

Giorgio è quel fiore che ha rappresentato più volte, bisognoso di sbocciare.

L'analisi del disegno in banbini, adolescenti, adulti se adeguatamente svolta, è uno strumento di comprensione efficace, in grado di tradurre i simboli (corrispondenti alle parole dell'inconscio), nella narrazione del soggetto, mettendo in luce i motivi che stanno alla base di un determinato modo di essere. Mai etichettare una persona, qualunque età essa abbia, dietro ad ogni individuo c'è una storia tutta da scoprire! 


 A presto

mercoledì 17 luglio 2019

Bambini disgrafici o falsi positivi?



Con questo post, seppure in forma sintetica e con scopo informativo, rispondo alle diverse richieste e domande che mi vengono poste dai lettori, in particolare genitori, insegnanti e psicologi. Nell’arco della mia carriera, in qualità di formatore e grafologo, ho avuto modo di conoscere e di lavorare con una pluralità di bambini, constatando un aumento nella classificazione negli ultimi anni di Bisogni Educativi Speciali (B.E.S.) ed incremento di diagnosi di disgrafia, con tutte le conseguenti riflessioni sul piano clinico, educativo, pedagogico e di psicologico. Personalmente ho sempre preferito andare oltre alle etichette e alle diagnosi (non per questo vanno però squalificate!), come è possibile che tutti questi bambini abbiano un disturbo di origine neurobiologica? E’ possibile che si tratti di falsi positivi? Quali sono le reali origini, si tratta di deficit oppure…? Spero di riuscire a fare un po’ di chiarezza.
L’esperienza in ambito di collaborazioni insegnanti, genitori, psicologi, grafologi, ed osservazioni su bambini della scuola dell’Infanzia e della scuola primaria, mi ha sempre più fatto rendere conto che, ad esempio, bambini etichettati come disgrafici avevano in realtà un disturbo che preferisco definire “difficoltà nella scrittura”, che trova spiegazione in un inadeguato processo educativo del gesto grafico. Ad un’attenta osservazione spesso i bambini classificati come disgrafici hanno tratti comuni quali: posture inadeguate, impugnatura errata dello strumento grafico, una visione non conforme alla prassia grafomotoria, mancanza di regole di base nel condurre la gestualità e nel rispetto della neurofisiologia, difficoltà nella gestione degli spazi sul foglio. Per essere semplici: queste difficoltà sono l’esito di una carenza nei prerequisiti psicomotori ed un non rispetto del graduale passaggio dalle abilità grosso motorie a fino motorie. Viviamo in una realtà in cui  sono andati calando giochi ed attività che favoriscono la psicomotricità e dall’altra parte manca un adeguata formazione in ambito educativo in merito al gesto grafico, gli insegnanti fanno il meglio possibile a tendono a ripetere quanto a loro volta appreso, spesso anche errori.
Se tutti i casi presi a carico sono stati risolti positivamente non è per magia, in molte situazioni ho aiutato assieme ai miei collaboratori bambini apparentemente compromessi a “risolvere” problematiche che rendevano complicata la capacità di scrittura, attraverso percorsi di rieducazione del gesto grafico a base grafologica e neuropsicologica, integrate. La rieducazione grafica a base grafologica è efficace, poiché studia il gesto grafico nella sua interezza: dagli aspetti neurofisiologici, a quelli psicologici e di personalità, a quelli relativi alla postura e all’ergonomia in generale, al setting ambientale, alle attività adeguate per l’apprendimento della scrittura e gli strumenti di supporto. La scrittura richiede molte abilità, bisogna sfatare il mito che “si tratta solo di copiare delle forme proposte”, poiché entrano in gioco molteplici competenze e se esse non vengono adeguatamente stimolate precedentemente, inevitabilmente si vengono a creare delle difficoltà. Spesso nei corsi di formazione faccio un esempio semplice, ma particolarmente efficace: è possibile imparare a guidare la macchina subito? La risposta è no. Questo perché prima bisogna imparare ad orientarsi nella guida del mezzo, avere una corretta postura, coordinare i vari movimenti, avere buona visione, sapere impugnare bene il volante, mantenere l’attenzione, stare attenti a stare negli spazi e non uscire di strada, ecc. Come ci si sente la prima volta, quando si deve imparare a guidare la macchina, non avendolo mai fatto prima? Quanto sono importanti la sensibilità, la comprensione, l’empatia, il rispetto e le competenze dell’istruttore di guida? Lo stesso per la scrittura: dobbiamo conoscere i gesti da compiere in modo corretto, mantenere un’adeguata postura e prensione dello strumento, saperlo guidare sul foglio mantenendo gli spazi, avere un’adeguata visione di quanto scriviamo, orientare bene il foglio, mantenere l’attenzione, ecc. Non riuscire a scrivere è umiliante per un bambino, è importante che l’insegnante abbia tanta sensibilità e sia in grado di guidarlo. Quante cose, vero?
E’ importante maturare le conoscenze razionali e le competenze per stendere un protocollo condiviso (tra docenti e famiglia) con regole, metodologia e esercizi per favorire l’apprendimento e lo sviluppo del gesto grafico, in particolare per raggiungere il corsivo (che deve essere una meta graduale!). Punti importanti, sono  l’educazione ad una corretta postura del corpo e l’impugnatura dello strumento grafico (penna e matita), che non vada a coprire quanto si va a scrivere, instaurando posture da compenso del corpo (come la posizione eccessivamente piegata in avanti) e  posizioni troppo ravvicinate e inclinate, con rotazioni anche di 90° del quaderno, al fine di riuscire a vedere quanto si sta scrivendo. Lo sapevate che anche l’inclinazione del piano di appoggio, la disposizione della lavagna e dei banchi, l’illuminazione, sono aspetti basilari che possono favorire o sfavorire un corretto apprendimento della scrittura?  Si verifica in questi ultimi anni un aumento di bambini e ragazzi che prediligono scrivere in script, in stampato maiuscolo, preferendo questi stili al corsivo spontaneo; spesso la motivazione è correlata al timore di giudizi da parte degli adulti. Per questo bisogna curare di educare i bambini fin dai primi mesi ad una adeguata impugnatura, in modo da prevenire scompensi nella postura e nella scrittura, e da poter sviluppare progressivamente il proprio corsivo, espressione della personalità unica ed irripetibile. Quali esercizi si possono proporre e quali fini si perseguono? Ecco una possibile proposta sintetica, ai soli fini informativi, per bambini dai 6 mesi ai 16 anni in su (va sempre valutato il contesto specifico!):
  • educare ad una corretta postura ed impugnatura per favorire la visione e l'uso del corsivo senza tensioni. Questo va fatto fin da subito, non si deve attendere che il bambino inizia il ciclo della scuola primaria, ma già dal momento in cui inizia lo scarabocchio (che è all’origine del gesto grafico e della scrittura). E’ importante conoscere quali posture ed impugnature sono scorrette e come correggerle;
  • stimolare la  flessibilità e la mobilità delle dita delle mani: con esercizi-gioco di distensione e flessione massima delle dita, del polsi, delle braccia e della spalla;
  • sollecitare un graduale passaggio da abilità grossomotorie a finomotorie,  in particolare modo focalizzandosi sulla presa a pinza di pollice ed indice, e sulla presa  delle tre dita nella presa di una pallina. Questo per facilitare il passaggio all’impugnatura dello strumento grafico, ci sono molti giochi come la manipolazione, infilare, ruotare, incollare, tagliare, lanciare biglie con le dita, attività di rilassamento e respirazione, puzzle semplici, ecc;
  • giochi ed attività di compressione e  distensione della mano per stimolare il rilassamento muscolo-tendineo;
  • esercizi per instaurare una presa corretta della matita-penna: essa deve formare un triangolo isoscele -triangolo equilatero, tenendosi ad una distanza di circa 2 cm dalla punta (sotto un'imamgine);
  • giochi ed attività  propriocettive della matita-penna nell’incavo pollice-indice e per percepire l’ autonomia di movimento delle altre dita che accompagnano la prassia grafomotoria;
  • esercizi di pregrafismo con tracciamento dei gesti morbidi e che favoriscano la continuità del gesto grafico ed allo stesso tempo per stimolare la flessibilità nella coordinazione occhio-mano. Ad  esempio cerchi e spirali, percorsi, labirinti, greche, ecc, utilizzando anche colori diversi per sollecitare maggiormente l’apprendimento;
  • passaggio graduale dal piano verticale a quello orizzontale e sperimentazione di strumenti differenti: pennelli, pennarelli, gessetti, colori a dita, pastelli a cera, ecc. E’ importante non fare scarabocchiare, disegnare o scrivere subito su un piano orizzontale: il piano verticale facilita all’inizio i movimenti corretti e consente lo scarico della tensione;
  • esercizi per collocare il gesto nello spazio-foglio e per apprendere i corretti movimenti della scrittura nel rispetto della neurofisiologia (estensione, flessione, abduzione e adduzione). Purtroppo spesso libri specializzati riportano errori nella direzione del gesto grafico e questo a sua volta comporta tensione  e fatica a scrivere;
  • attività ed esercizi di pregrafismo per instaurare una corretta direzionalità del gesto grafico: da sinistra a destra e dall’alto verso il basso. Il pieno rispetto di questi principi neurofisiologici favorisce una scrittura libera e distesa, prevenendo disgrafie;
  • esercizi sullo stampato maiuscolo curando che la direzione e la gestualità siano corrette, impiegando giochi sensoriali prima su un piano verticale e poi su quello orizzontale. Consiglio di utilizzare colori e strumenti differenti passando dal ripercorrere le lettere con le proprie dita, al tracciamento nella farina, poi con strumenti grafici come gessetti, pennelli, pastelli a cera, ecc. Ho trovato spesso utile ideare giochi in cui ripercorrere e tracciare nell’aria le lettere associando ritmi musicali;
  • ricerca dell'automatizzazione della scrittura dello stampato maiuscolo attraverso la ripetizione controllata. 
Solamente in seguito si può inserire il corsivo, partendo dalla verifica dell’acquisizione dei pre-requisiti e presentando le lettere divise secondo classi di gestualità. Come potrete osservare ho parlato spesso di gioco poiché è tramite esso che il bambino apprende nella maniera migliore.

A presto

venerdì 15 marzo 2019

Viaggio sul pianeta grafologia: alla scoperta di se stessi

Vi è’ mai capitato di trovare un vostro vecchio quaderno e restare stupiti nel vedere come scrivevate? 
Magari vi siete anche chiesti con curiosità: “chissà come mai scrivevo così?”.
Quante volte vi capita di osservare un foglio scritto e essere colti da attrazione, repulsione o curiosità!
Cosa significa una scrittura molto calcata? È una tutta piegata a destra? Una grafia illeggibile?

Vi trovate in un momento di autoriflessione perché non riuscite a capirvi? Vi piacerebbe capire meglio i vostri figli o il vostro partner? 
La grafologia e’ uno strumento sensibile che consente di conoscere aspetti profondi della personalità. Attraverso questo racconto interattivo, la giovane Serenella vi guiderà alla scoperta del l’affascinante mondo della grafologia. 
Se siete curiosi, unitevi a Serenella e ad i diversi protagonisti di questo racconto educativo, pronti per fare questo viaggio?Il libro e’ adatto a giovani e adulti.
Trovate un’anteprima a questo link, dove se vi piace potete anche acquistare il libro:



Potete acquistare il libro anche presso qualsiasi libreria o store on line :-)